Cassazione Penale, Sez. 4, 09 dicembre 2019, n. 49761 – Schiacciamento mortale con un tubo di 600 chili. Non si può pretendere dal RSPP un intervento in fase esecutiva che è estraneo alle proprie competenze consultive/intellettive

In materia di infortuni sul lavoro, risponde a titolo di colpa professionale, unitamente al datore di lavoro, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione ogni qual volta l’infortunio sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare al datore di lavoro (Sez. 4, n. 40718 del 26/04/2017, Raimondo, Rv. 27076501). In altri termini, il RSPP risponde dell’evento, in concorso con il datore di lavoro, solo se si fornisce adeguata dimostrazione che lo stesso abbia svolto in maniera negligente la sua attività di consulente del datore di lavoro, a seguito di errore tecnico nella valutazione dei rischi, per suggerimenti sbagliati o mancata segnalazione di situazioni di rischio colposamente non considerate.
Nel caso, invece, la motivazione della sentenza impugnata sembra confondere il piano intellettivo/valutativo (proprio del RSPP) da quello decisionale/operativo (proprio di altri garanti, principalmente il datore di lavoro). Si parla di evento determinato da scelte esecutive sbagliate, ma tali scelte non spettano al RSPP, il quale non è presente tutti i giorni in azienda e non è tenuto a controllare le fasi esecutive delle lavorazioni.
In definitiva, con riferimento alla posizione del RSPP, la motivazione della sentenza impugnata è viziata, poiché la sua responsabilità viene individuata, essenzialmente, in un omesso intervento in fase esecutiva che è estraneo alle competenze consultive/intellettive del RSPP, e senza che sia stato adeguatamente argomentato in ordine alla conoscibilità, da parte sua, della situazione oggettivamente pericolosa e del suo dovere di segnalazione del rischio al datore di lavoro, in una fase antecedente alla lavorazione stessa.

Decreto Legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti”

A livello nazionale, le discariche sono disciplinate dal D.Lgs. n. 36/2003, in recepimento della Direttiva 1999/31/CE che, per esplicita dichiarazione, costituisce anche un riferimento per l’applicazione delle Migliori Tecniche Disponibili di settore ai sensi del D.Lgs. n. 152/2006, Parte II (IPPC). In particolare, all’art. 4 il D.Lgs. n. 36/2003 classifica le discariche nelle seguenti categorie:

a)  discariche per rifiuti inerti;

b)  discariche per rifiuti non pericolosi;

c)  discariche per rifiuti pericolosi.

Occorre specificare che non vi è un’immediata corrispondenza tra tipologia di rifiuti e tipologia di discarica in quanto vigono criteri di ammissibilità̀ che possono escludere un rifiuto dall’ammissibilità̀ nella discarica omologa, mentre consentono l’ammissione di rifiuti classificati pericolosi in una discarica per rifiuti non pericolosi, oltre ad ammettere sempre il conferimento di rifiuti che soddisfano i criteri per l’ammissione ad ogni categoria di discarica in discariche aventi un livello di tutela superiore.

 

Deposito sotterraneo

Il D.Lgs. n. 36/2003 disciplina inoltre il “deposito sotterraneo” definito come un impianto per il deposito permanente di rifiuti (inerti, pericolosi o non pericolosi) situato in una cavità geologica profonda, senza coinvolgimento di falde o acquiferi, quale ad esempio una miniera di potassio o di sale.

L’allegato 1 dello stesso decreto contiene i criteri costruttivi e gestionali per le diverse tipologie di discarica, incluso il deposito sotterraneo, mentre l’allegato 2 stabilisce le modalità̀ di gestione, le procedure comuni di sorveglianza e controllo durante la fase operativa e post-operativa di una discarica e gli adempimenti a carico del gestore relativi alle procedure di chiusura di una discarica durante la fase post-operativa e per il ripristino ambientale del sito medesimo, al fine di prevenire qualsiasi effetto negativo sull’ambiente ed individuare le adeguate misure correttive.

Le differenze tra le diverse tipologie di discariche in termini strutturali riguardano i requisiti minimi della barriera geologica (permeabilità̀ e/o spessori), della copertura finale e la necessità o meno di sistemi di drenaggio e raccolta del percolato e/o di sistemi di captazione del biogas (richiesti solo per rifiuti biodegradabili).

L’art. 6 del D.Lgs. n. 36/2003 stabilisce a priori i rifiuti non ammissibili in discarica e in depositi sotterranei (14 tipologie):

a)  rifiuti allo stato liquido;

b)  rifiuti classificati come Esplosivi (H1), Comburenti (H2) e Infiammabili (H3-A e H3-B);

c)  rifiuti che contengono una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione

totale ≥1%;

d)  rifiuti che contengono una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione

totale ≥5%;

e)  rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo (H9);

f)  rifiuti – sostanze chimiche non identificate e/o nuove provenienti da attività di ricerca, di

sviluppo o di insegnamento, i cui effetti sull’uomo e/o sull’ambiente non sono noti (es. rifiuti di

laboratorio);

g)  rifiuti della produzione di principi attivi per biocidi e per prodotti fitosanitari;

h)  materiale specifico a rischio e materiali ad alto rischio, comprese le proteine animali e i grassi

fusi da essi derivati;

i)  rifiuti che contengono o sono contaminati da PCB in quantità >50 ppm;

l) rifiuti che contengono o sono contaminati da diossine e furani in quantità > 10 ppb;

m)  rifiuti che contengono fluidi refrigeranti costituiti o sono contaminati da CFC e HCFC in

quantità >0,5% (peso riferito al materiale di supporto);

n)  rifiuti che contengono sostanze chimiche non identificate o nuove provenienti da attività di

ricerca, di sviluppo o di insegnamento, i cui effetti sull’uomo e sull’ambiente non siano noti;

o)  pneumatici interi fuori uso a partire dal 16/07/2003, esclusi i pneumatici usati come materiale di ingegneria ed i pneumatici fuori uso triturati a partire da tre anni da tale data, esclusi in

entrambi i casi quelli per biciclette e quelli con De >1400 mm;

p)  rifiuti con PCI (Potere calorifico inferiore) >13 MJ/kg a partire dal 1/01/2014 (data più volte prorogata) ad eccezione dei rifiuti provenienti dalla frantumazione degli autoveicoli a fine vita e dei rottami ferrosi per i quali sono autorizzate discariche monodedicate.

L’art.7 dello stesso decreto stabilisce che i rifiuti possono essere collocati in discarica solo dopo trattamento, ad eccezione dei rifiuti inerti in cui il trattamento non sia tecnicamente fattibile e dei rifiuti il cui trattamento non contribuisce a prevenire o a ridurre le ripercussioni negative sull’ambiente e sulla salute umana, riducendo la quantità̀ o la pericolosità̀ dei rifiuti e non risulta indispensabile ai fini del rispetto dei limiti fissati dalla normativa.

 

Termine temporale per le discariche già autorizzate

L’art.17 del D.Lgs. n.36/2003 stabilisce però un termine per le discariche già autorizzate al 27/03/2003 per continuare a ricevere i rifiuti per cui erano autorizzate in origine, in osservanza delle condizioni e dei limiti di accettabilità̀ previsti dalla norma tecnica previgente (DCI 27/07/1984). Tale termine, originariamente previsto nel 16/07/2005 nel rispetto della normativa comunitaria, è stato più̀ volte prorogato, con l’eccezione delle discariche di tipo IIA o per inerti che ricevevano rifiuti contenenti amianto, per cui i nuovi criteri vigono invece dal dicembre 2005. Le ripetute proroghe sono state concesse a causa delle diverse problematiche applicative evidenziatesi fin dalla sua emanazione. L’ultima proroga è stata concessa con d.l. n.208/2008, come convertito dalla legge n.13/2009, fino al 30/06/2009, ulteriormente prorogabile su richiesta motivata, con provvedimento del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa valutazione

tecnica e limitatamente alle discariche per rifiuti inerti o non pericolosi, fino al termine massimo del 31/12/20091.

 

Criteri di ammissibilità

Per quanto attiene ai criteri di ammissibilità̀ il primo decreto che li stabiliva è il DM 13/03/2003, praticamente contemporaneo al D.Lgs. n.36/2003, che è stato definito prima dell’emanazione della decisione 2003/33/CE di riferimento ed ha stabilito i criteri e le procedure per l’ammissione dei rifiuti nelle discariche ai sensi della Direttiva 1999/31/CE. Quindi, ai fini di un migliore allineamento con tale decisione e della necessità di colmare alcune lacune, in data 13/09/2005 il DM in questione è stato abrogato e sostituito dal DM 3/08/2005. Tale decreto è stato operativo, in virtù̀ delle sopracitate deroghe, soltanto per un breve periodo, finché, al fine di sanare le problematiche applicative irrisolte, è stato emanato il DM 27/09/2010, tuttora vigente. Quest’ultimo, come del resto i suoi predecessori, oltre ai criteri di ammissibilità̀, stabilisce anche le relative procedure, riportate in Tabella 1.

Aria compressa ed efficienza energetica: intervista a Massimo Rivalta

Questa settimana la redazione dei Progetto Energia Efficiente ha intervistato per voi l’ing. Massimo Rivalta, Presidente dell’ANIMAC, Associazione Nazionale Installatori e Manutentori Aria Compressa.

http://www.progettoenergiaefficiente.it/aria-compressa-ed-efficienza-energetica-intervista-a-massimo-rivalta/?fbclid=IwAR0AUhZimWWx3JLS_C7ekjnKBDNjG0xleMkyEcuK7AaASEiuuXRraFMha70

SONO DISPONIBILI LE PUBBLICAZIONI ANIMAC

 

 

 

In un settore in cui l’impianto normativo fonda i propri principi su diverse normative risulta difficile districarsi.

Vediamo quali sono le normative:

  • D.Lgs. 81/08 – Testo Unico Sicurezza
  • Nuova P.E.D. – Pressure Equipment Directive
  • D.M. 329/08 – Esercizio delle attrezzature a pressione
  • D.M. 11.04.2011 – Verifiche Periodiche attrezzature a pressione

Se qualcuna di queste normative non è chiara è necessario ed utile avere dei testi di riferimento che permettano di comprendere l’oggetto e le attività normate all’interno della legge.

Per questo ANIMAC ha redatto delle pubblicazioni tecniche in grado di aiutarti a meglio comprendere ed applicare i temi legislativi.

Richiedici le pubblicazioni di tuo interesse:

Pieghevoli Animac – 2 pieghevoli

  • Linee Guida,
  • Normativa

Vademecum Animac – 3 volumi

  • Parte I – L’impianto normativo di riferimento per l’esercizio, l’installazione e la verifica delle apparecchiature a pressione
  • Parte II – Metodologia di verifica delle attrezzature a pressione secondo la vigente normativa
  • Parte III – La modulistica INAIL-ASL applicabile per la denuncia, la verifica e l’esercizio delle attrezzature a pressione

Prontuario Animac – 3 volumi

  • Parte I – Poche regole per un impianto a regola d’arte
  • Parte II – La progettazione di un impianto di aria compressa
  • Parte III – Modulistica

Compendio Animac per le attrezzature a pressione:

  • Tutto quello che c’è da sapere Dal DM 329/04 al DM 11.04.2011 attraverso il Dlgs 81/08

DICHIARAZIONE ISPRA ABROGATA DAL 24-01-2019 : NUOVO REGOLAMENTO 146/2018

 

COSA SUCCEDE DAL 25 SETTEMBRE

A partire dal 24-01-2019 è entrato in vigore il NUOVO D.P.R. 16 novembre 2018 n. 146 + Regolamento di esecuzione del Regolamento (UE) n. 517/2014 sui gas fluorurati a effetto serra e che abroga il REGOLAMENTO (CE) N. 846/2006.

  • PERMANE L’OBBLIGO DELLA TENUTA DEI REGISTRI DELLE APPARECCHIATURE CON I RELATIVI CONTROLLI DELLE PERDITE SUGLI IMPIANTI contenenti un carico di gas fluorurati pari o superiore a 5 tonnellate di CO2 equivalente. Gli stessi devono essere conservati per cinque anni e, su richiesta, metterli a disposizione dell’Autorità nazionale competente o della Commissione europea. In caso di apparecchiature etichettate come “apparecchiature ermeticamente sigillate”, i registri sono necessari solo se il carico di refrigerazione è superiore a 10 tonnellate di CO2 equivalente.
  • VIENE ABROGATA la Dichiarazione ISPRA di cui all’articolo 16, comma 1, del D.P.R. n. 43/2012

    A decorrere dalla data di entrata in vigore del D.P.R. n. 146/2018, è abrogato l’articolo 16, comma 1 del D.P.R. n. 43/2012 relativo alla comunicazione ad ISPRA, entro il 31 maggio di ogni anno, delle informazioni riguardanti le quantità di emissioni in atmosfera di gas fluorurati. 

    In sostituzione di tale onere a carico di numerosi soggetti, è stata istituita la Banca dati (articolo 16 del D.P.R. n. 146/2018) in materia di raccolta e conservazione delle informazioni relative alle attività di controllo delle perdite nonché le attività di installazione, assistenza, manutenzione, riparazione, smantellamento delle apparecchiature contenenti gas fluorurati a effetto serra.

  • A partire dal 24 settembre 2019, a seguito del primo intervento utile di controllo delle perdite, di manutenzione, di assistenza, di riparazione e/o di smantellamento delle apparecchiature già installate alla data di entrata in vigore del D.P.R. n. 146/2018, l’impresa certificata o, nel caso di imprese non soggette all’obbligo di certificazione, la persona fisica certificata comunica, per via telematica, alla Banca dati le informazioni di cui ai commi 4, 5 e 7 dell’articolo 16 del D.P.R. n. 146/2018.