Ambiente: D.Lgs. 152/06 Acque. Smaltimento di reflui di condensa provenienti da compressori

Ambiente: D.Lgs. 152/06 Acque. Smaltimento di reflui di condensa provenienti da compressori

La Cassazione sanziona lo scarico di reflui di condensa provenienti da compressori


Integra il reato di scarico abusivo il recapito nella conduttura delle acque bianche meteoriche, in violazione del regime autorizzatorio, dei reflui di condensa provenienti dai compressori, che vanno qualificati come reflui industriali. Nella specie, la S.C. ha escluso che trovasse applicazione l’art. 14 della legge Reg. Piemonte 26 marzo 1990, n.13 sugli scarichi assimilabili a quelli civili.


RITENUTO IN FATTO

Con sentenza del 31 marzo 2011, il Tribunale di xxx ha condannato l’imputato alla pena dell’ammenda per il reato di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 137, comma 1, perché, in qualità di legale rappresentante di una società autorizzata allo scarico nelle acque superficiali di reflui misti industriali e domestici, collegando lo scarico dei reflui di condensa dei compressori alla conduttura delle acque bianche meteoriche, effettuava uno scarico di acque reflue industriali in violazione delle prescrizioni del provvedimento autorizzatorio.

Avverso la sentenza l’imputata ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, chiedendone l’annullamento. L’imputata lamenta, in primo luogo, l’erronea applicazione della norma incriminatrice, perché l’autorizzazione era stata regolarmente rilasciata dalla Provincia e la qualità degli scarichi era risultata perfettamente a norma, in presenza del mero collegamento delle acque industriali con il tubo delle acque bianche, senza il superamento dei valori limite di emissione.

 

Troverebbe applicazione, nel caso in esame, la L.R. Piemonte n. 13 del 1990, art. 14, il quale comprende tra gli scarichi assimilabili a quelli civili quelli derivanti da insediamenti in cui si svolgono attività di produzione di beni e prestazioni di servizi i cui scarichi terminali provengano esclusivamente da servizi igienici, cucine e mense, o che diano origine esclusivamente a scarichi terminali assimilabili a quelli provenienti dagli insediamenti abitativi. Tale ultima disposizione giustificherebbe, in sostanza, il collegamento del tubo delle acque industriali a quello delle acque bianche.

L’imputata denuncia, in secondo luogo, la carenza di motivazione con riferimento alla qualità e quantità degli scarichi.

 

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso – i cui motivi possono essere trattati congiuntamente, perché attengono entrambi alla configurabilità della contestata violazione in presenza del collegamento del tubo delle acque industriali a quello delle acque bianche e in mancanza del superamento dei valori limite di emissione – è infondato.

 

Con motivazione pienamente sufficiente e logicamente coerente, il Tribunale ha chiarito che la società dell’imputata avrebbe dovuto far confluire l’acqua dei compressori nello scarico autorizzato, per consentire il campionamento attraverso l’apposito pozzetto e che il collegamento di tale scarico alle acque meteoriche configura di per sè una violazione del regime autorizzatorio, che esclude ogni rilevanza dell’eventuale superamento dei valori limite di emissione.

 

La violazione riscontrata consiste, in altri termini, nell’avere effettuato lo scarico in modo tale da non consentire che i controlli da parte dell’autorità amministrativa si svolgessero secondo le modalità indicate nell’autorizzazione.

 

Nè può valere a superare tali rilievi il richiamo della difesa alla L.R. Piemonte n. 13 del 1990, art. 14, perché dalla semplice lettura di tale disposizione, la quale individua le tipologie di scarichi assimilabili agli scarichi civili, emerge che essa si riferisce solo a quelli provenienti da servizi igienici, cucine, mense od analoghi a quelli provenienti dagli insediamenti abitativi, evidentemente escludendo i reflui di condensa dei compressori oggetto del presente procedimento.

Ne deriva il rigetto del ricorso, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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